Mi sono girato curioso verso una scrivania poco lontana dalla mia postazione di lavoro. Moltitudini di schermi illuminano artificialmente i lineamenti dei miei colleghi. Siamo come polli dentro al pollaio. Nessuno si fa domande. Nessuno esula dal suo compito. Diligenti come galline battiamo le dita sulla tastiera, guardiamo uno schermo, spiamo silenziosi il vicino. Sono sicuro che Werther si nasconde qui dentro. Questo luogo lo esalta. Qui dentro può scomparire senza fare rumore. Questo è il luogo dell'inazione, dell'entropia dei sentimenti. Le persone si appiattiscono ai muri, la testa bassa persa in pensieri inutili. Werther è contento oggi. Ha capito che può spiare senza essere visto. Ha capito che può invidiare, maledire, spergiurare. Ti odio Werther. Presto ti troverò e non avrai scampo.
Werther in ufficio.
Pubblicato da François-Marie Arouet Etichette: amore, fiducia, insicurezza, italia, mondo, nuove generazioni, odio, paura, persona, relazioni, società, speranza, wertherWerther a pranzo.
Pubblicato da François-Marie Arouet Etichette: civiltà, disonestà, individuo, italia, pranzo, società, stato, tasse, wertherSono andato a pranzo. Solito posto. Mi siedo e mangio con gusto. Intanto mi guardo attorno e lo cerco. Non lo trovo. Prendo il caffè. Con calma sorseggio e attendo il faccia a faccia. Ho finito. Mi alzo e vado verso la cassa. Ora devo pagare. Mi avvicino al proprietario. Rimane impassibile come chi è abituato a pensare che tutto gli sia dovuto e niente sia un dovere. Cerco di incontrare il suo sguardo. Lui mi ricambia. Ha paura. Smozzica parole e una cifra. Tendo i soldi e aspetto. Aspetto lo scontrino fiscale. Che puntualmente non arriva. Eccoti Werther. Ti ho riconosciuto ora. Ti giustifichi con frenesia. Non sai cosa dire, sei sicuro dei tuoi diritti, delle tue convinzioni, della tua confusione e ti difendi come meglio puoi. Eccoti Werther. Ti odio.